Pagina:Leopardi - Epistolario, Le Monnier, 1934, I.djvu/279

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244 EPISTOLARIO naie, voi siete padrone di me; laonde abbiatemi per deliberato a far sempre il piacer vostro.1 Ma non mai per amor della Marca, giacché quanto è l’affetto ch’io porto a questa nostra patria comune ch’è l’Italia, tanto bisogna che mi lasciate odiare intensamente questa vilissima zolla dov’io son nato: della quale vorrei che vi faceste in mente questo concetto, che non potete mai stando lontano pensarne tanto male, che da presso non foste per trovarla peggiore. Non credo solamente a voi, ma posso dir vedo e tocco con mano che il rimettere i buoni studi in Roma è fatica smisurata ed erculea, massimamente che non basterà farsi dal seminare, ma prima converrà mondarla di quelle piantacce che la inselvano, e mi paiono infinite e radicatissime.2 D’aiutarvi in quest’opera so bene ch’io non ho forze, ma quanto al volere, già v’ho detto che son cosa vostra; per tanto farò tutto quello che vi sarà in grado. Ma bisogna ch’io vi preghi di due cose. La prima, che mi facciate mettere fra gli associati al vostro giornale che ancora non m’è capitato, acciò ch’io possa conoscere addentro e totalmente il vostro proposito, e regolarmi secondo quello. L’altra, che non vi facciate maraviglia se alle volte io vi parrò non solamente, trascurato, ma dimentico affatto della vostra impresa, E questo primieramente perché qui, eccettuato me solo (vi dico la pura e netta verità piuttosto con vergogna che con superbia), nessuno fa venir libri di nessunissima sorta da nessun luogo, di maniera ch’io non posso vedere se non quel tanto ch’io commetto appostatamente.3 Ma questo sarebbe un nulla rispetto alla seconda cagione,4 ed è che qualunque libro io commetta, poniamo caso, a Milano, mi conviene aspettarlo da ch’è spedito, senza una menoma esagerazione, quattro, sei, otto mesi, un anno e più; cosa che m’ha scorato a segno ch’io non commetto più niente. E basti dire (e ve lo dico sincerissimamente, senz’ombra nata d’adulazione) ch’io non ho desiderato mai tanto di leggere nessun’altra opera quanto l’ultima vostra, e con tutto ciò 5 non l’ho voluta commettere, giudicando che non servirebbe 1 La lettera del Perticali, di risposta alla prima di G. che ò al mun. 153, manca. In essa il P., nel lodar le canzoni inviategli, manifestava l’intenzionedi parlarne nel Giornale Arcadico, dove invitava G. a voler collaborare. Ma né G. pubblicò mai nulla di suo in detto Giornale, né il Perticari vi stampò nulla sulle Canzoni leopardiane. Di esse diede un succinto annunzio, con le ultime 4 stanze della canzone Sull’Italia come saggio da ammirare, il Raccoglitore, succeduto in Milano allo Spettatore, e compilato da Davide li or iolotti, nel voi. VI, quad. 22 di quest’anno ’19. 2 Nella minuta: «radicate profondamente». 3 Nella minuta: «di maniera che qualunque libro non commetto io stesso per me, sono sicuro di non vederlo». •I Nella minuta:» ragione». 5 Nella minuta: oche non mi sovviene di nessun libro ch’io m’abbia desiderato di leggere quanto la vostra ultima opera, e con tutto questo ecc. ■.