Pagina:Leopardi - Epistolario, Le Monnier, 1934, I.djvu/280

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ANNO 1810 • LETTERA 170 245 ad altro che a farmi morire di febbre lenta o di rabbia colla speranza sempre vana di riceverla da un giorno all’altro. F. in questa maniera è accaduto quello ch’io vi diceva, cioè che non avendola commessa io, non l’ho né letta né vista, ed è ignoto a me quello che è noto a tutta l’Italia.1 Ora, se pei- giunta vorrete considerare quanto di rado ai tempi nostri venga fuori in Italia un libro che si possa dir buono, e che voi ragionevolissimamente non volete che si parli dei cattivi, troverete che appena avrò mai per le mani un libro adattato al vostro giornale, e stimerete che il mio silenzio non sarà colpa mia, ma di quello che mi tiene in questo luogo pieno e stivato di maledizioni. Fra tanto, se vi piacerà, conte mio carissimo, voi mi amerete ed io vi amerò caldissimamente; e tutto quello che si potrà fare per questa povera patria, lo faremo di cuore, voi certamente con frutto, ed io non senza qualche speranza, se lo farò col consiglio e l’aiuto vostro. Poco fa m’è arrivato un libricciuolo, del quale si potrebbe dare che io scrivessi qualche cosa,2 e quando fosse da tanto, ve lo mandassi. Vi prego che salutiate a mio nome il Borghesi, ringraziandolo delle cose molto gentili che mi scrive.3 E tenetemi per vostro ferventissimo e invariabile amico. 1 Già fin dall’8 febbraio (lott. 153) G. aveva lamentato di non aver potuto conoscere, se non da brani riportati ne’giornali, il trattato del Perticali sugli Scrittori del Trecento; trattato che potè leggere solo più turdi. 2 È il primo discorso del Giordani su Innocenzo Francucci da Imola. G. incominciò di fatti a scrivervi sopra un articolo ch’egli destinava al Giornale Arcadico, ma che non andò innanzi (v. lett. 100, p. 230, nota 4). 3 11 Giordani aveva esortato G. d’inviar copia delle canzoni in Poma anche a Bartolomeo Borghesi, qualificandolo «il primo antiquario d’Italia» (lett. 92 e 144). E ili fatti anche quest’altro illustre classicista o grande erudito romagnolo meritava bene d’esser segnalato al giovine recanatese; il quale 10 conosceva già di fama (v. lett. 94, p. 150, penultimo paragrafo), ché lo poderoso opere di Ini avevano levato alto il grido, e continuarono più tardi quando 11 Borghesi, rifugiatosi nel ’21 in San Marino, seguitò ivi ad attendere quietamente a’ suoi studi, finché non vi mori ottuagenario. G. adunque, in data 16 febbraio ’19, aveva inviate anello a lui la sue canzoni accompagnandole con una lettera identica a quella scritta allo Strocchi ai 12 febbraio (num. 157). Pochi giorni prima il Giordani cosi scriveva al Borghesi:» Ultimamente scrissi al nostro Giulio [Perticari], pregando lui e voi che volesse far conoscere, e specialmente ai potenti, i meriti rari del bravissimo Conte Giacomo Leopardi, seppellito vivo in Reeanati; e dargli anche luogo a farsi conoscere nel vostro Giornale Arcadico.... Di Leopardi avete avuto le due canzoni che ha fatte stampare adesso in Roma Qui sono state ammirate incredibilmente, come coso stupendissime e rarissime. E in verità mi paiono di meravigliosa bellezza....» (cfr. lett. 151). Ricevuto le canzoni e la lettera di G., il Borghesi rispose assai cortesemente, come qui ci fa sapere il L.; ma la lettera di lui manca. Molti anni dopo, un tal Filippo De Sanctis marchigiano, intondondo tradurre e pubblicare i Commentarii leopardiani sui Retori ed altro, scriveva ai 30 settembre ’59 al Borghesi in San Marino, pregandolo di poter inserire.