Pagina:Leopardi - Idilli, manoscritto, Napoli, 1819-1821.djvu/16

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16.

A[’] deserti edifici, in su[l] l’acciaro
Del pallido ladron che a teso orecchio
Il fragor de[l] le rote e de’ cavalli
Da lungi osserva[,] o [’]il calpestio de’ piedi
Sul tacito sentier[o]; poscia improvviso
Col suon de l’armi e con la rauca voce
E col funereo ceffo il core agghiacc[h]ia
Al passegger,1 cui semivivo e nudo
Lascia in breve tra’ sassi. Infesto occorre
Per le contrade cittadine il bianco
Tuo lume al drudo vil, che de gli alberghi
Va radendo le mura e la secreta
Ombra seguendo, e resta, e si spaura2
De le ardenti lucerne e de gli aperti
Balconi. Infesto alle malvage menti,
A me sempre benigno il tuo cospetto
Sarà per queste piagge, ove non altro
Che lieti colli e spaziosi campi
                                        io soleva ancora3
M’apri a la vista. Ed [ancor io soleva],
Bench’[chè] innocente io fossi, il tuo vezzoso
Raggio accusar ne gli abitati lochi,

  1. peregrin, viator. Tra parentesi di traverso sul margine destro.
  2. e ne l’[nell’] andar, e nel suo cuor, e ad ora ad or s’attrista, e seco si rattrista. Tra parentesi di traverso sul margine destro.
  3. e già ben soleva anch’io. Tra parentesi di traverso sul margine destro.