Pagina:Leopardi - Idilli, manoscritto, Napoli, 1819-1821.djvu/5

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Idillio
La sera del giorno festivo


Dolce e
[Oimè,] chiara è la notte e senza vento,
E queta in mezzo a gli orti e in cima a tetti
La luna si riposa, e le montagne
Si discopron da da lungi. O donna mia,
5Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, chè t'accolse agevol sonno
Ne le
[Nell] tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna, e già non pensi o stimi
10 Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
                                                  [da poi ch’]
[E bene sta che non amor da quand'io nacqui]
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
[Non ebbi nè sperai nè merto. Il cielo]
E l'antica natura onnipossente,
[Io qui m'affaccio a salutare, il cielo]
                         a l'affanno
Che mi fece [al travaglio]. A te la speme
15Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
                                                       che di
Non brillin gli occhi tuoi fuor[chè di] pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra