Pagina:Leopardi - Operette morali, Chiarini, 1870.djvu/84

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GIORDANI


suo scrivere ( e dovrei dir parlare) che possiede quello che all'arte è fune e sommo e più d'ogni cosa arduo, il parere natura. In questo libro vi parrà desiderato e non trovato da Pascal, che voleva non l'autore ma l'uomo: vedrete l'uomo ( e perciò grande) che non vuol darsi nè più ingegnoso nè più dotto degli altri; ma sol più meditante e più sincero. Del resto poi se in queste operette hai scritto come può sembrare che ogni buon italiano parlerebbe, o dovrebbe parlare (giustificando la bellissima definizione che dello scrivere ci diede l'eccellente scrittore Davanzati, dicendolo un pensato parlare) non ha parlato per tutti: non che sia oscuro a nessuno; ma sarà compreso e creduto da quelli soltanto cui giova penetrare oltre la faccia delle cose, e non fermarsi nelle opinioni della povera o della doviziosa plebe. Egli si pronuncia chiarissimamente, perchè pensa profondissimamente: ma gli uomini si persuadono volentieri l'usato e il dolce; all'amaro sempre, e spesso al nuovo ripugnano. E quando non possano opporre, Questo non è vero; sono pronti a contrapporre, — Questo vero, che non si può negare, è pur inutile; o è importuno e odioso. Che giova disperarci d'impossibili? Contaci piuttosto favole piacevoli — . E già lo stesso Leopardi, ora disingannato e attempato nei 24 anni, quando era giovane ancora nei 20 anni, dolevasi in tutto