Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/16

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

xii

giudizio, che abbiamo ricordato, per cui l’Ottonieri non sarebbe nient’altro che un centone di luoghi dello Zibaldone. E si badi, d’altra parte, a non intendere né anche questa forma in astratto, come la forma speciale del tal passo delle Operette, il quale abbia un antecedente più o meno prossimo nello Zibaldone (quantunque, pur cosi intesa, essa sia sempre nei due casi profondamente diversa). Anche questa è una forma astratta, perché la vera forma assunta in concreto da ciascuna parte di un’opera è quella tal forma soltanto in relazione con tutta l’opera, in conseguenza del motivo fondamentale, ossia di quel certo atteggiamento spirituale, in cui l’autore si trovò componendole. Sicché un centone si può certamente trovare anche in un’opera che abbia una salda e vivente unità organica, ma solo pel fatto che si prescinda da questa unità, e si cominci a indagarne il contenuto, decomposto meccanicamente nelle singole parti, dalla cui somma risulta per chi se ne lasci sfuggire lo spirito. Che è quello che è stato fatto per le prose leopardiane da tutti i critici che se ne sono occupati, ora considerando e giudicando le singole operette ad una ad una, ora sminuzzando ciascuna di esse in una serie di frammenti facilmente rintracciabili in altri scritti dello stesso Leopardi, in verso e in prosa (dando l’idea d’un Leopardi che ripeta inutilmente se stesso), o in precedenti scrittori, massime francesi del sec. XVIII (in confronto dei quali svanirebbe poi tutta l’originalità dello scrittore). Il maggior critico che il Leopardi abbia avuto, il De Sanctis; se ha sdegnato ogni ricerca analitica e mortificante di fonti e confronti, fermo nella dottrina, che è sua gloria, dell’inseparabilità del contenuto dalla forma nell’opera d’arte, e perciò della necessità di cercare il valore e la vita di quest’opera nell’accento personale, nell'impronta propria, onde ogni vero artista trasfigura la sua materia; non s’è guardato tuttavia né pur lui, di cercare la vita nelle parti, la cui serie forma il contenuto del libro, anzi che nel tutto, nell'unità, dove soltanto è possibile che sia l'anima e l’originalità dello scrittore. E ha creduto di poter cercare, per cosi dire, un Leopardi in ciascuna delle operette, presa a sé, invece di cercare il Leopardi di tutte le operette, che sono un’opera sola.