Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/29

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chiamata per lungo ordine di secoli. Vivi, e sii grande e infelice». Giacché, come poi le spiegherà, «nelle anime degli uomini, e proporzionatamente in quelle di tutti i generi di animali, si può dire che l’una e l’altra cosa sieno quasi il medesimo: perché l’eccellenza delle anime importa maggior sentimento dell’infelicità propria; che è come se io dicessi maggiore infelicità»; e l’uomo «ha maggior copia di vita, e maggior sentimento, che niun altro animale; per essere di tutti i viventi il più perfetto»; e però è il più infelice. Onde il meglio è per l’anima spogliarsi della propria umanità, o almeno delle doti che possono nobilitarla, e farsi «conforme al più stupido e insensato spirito umano» che la natura abbia mai prodotto in alcun tempo.
 Di guisa che quella morte dell’umanità che nei dialoghi del primo gruppo poteva parere una colpa dei degeneri nepoti, ecco apparire il destino dell’uomo: la cui storia non può avere altra conchiusione che la rinunzia e negazione della propria umanità. La quale, dice il poeta col suo amaro sorriso, scacciata dalla Terra, non si rifugia e raccoglie nella Luna, come immaginò l’Ariosto di tutto ciò che ciascun uomo va perdendo. La Luna, a cui la Terra, nel dialogo che da esse s’intitola, ne domanda, non solo la convince che l’immaginazione ariostesca è semplice immaginazione, ma in tutto il dialogo dimostra che il linguaggio umano e relativo allo stato degli uomini, che la Terra usa, non ha significato fuori di questa: e che insomma non ha base in natura quello che gli uomini considerano come pregio della loro vita, e che non trovano più, e riconoscono quindi mera illusione.
 Ma il concetto più direttamente è trattato nella Scommessa di Prometeo: scommessa da lui perduta con Momo (che è lo stesso spirito satirico pessimista con cui il Leopardi guarda la vita nella sua vanità): perduta, perché Prometeo deve confessare che alla prova il suo genere umano, che avrebbe dovuto essere il più perfetto genere dell’universo, «la migliore opera degl’immortali», gli era fallito, dimostrandosi, dallo stato selvaggio degli antropofagi a quello più incivilito dei suicidi per tedio della vita, il più sciagurato e imperfetto. Prometeo paga la scommessa senza volerne sapere più oltre, quando a Londra vede gran moltitudine affollarsi innanzi