Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/360

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l5 — 296 — però i posteri, né quelli che hanno ancora a vivere lunga¬ mente. In altri tempi ho invidiato gli sciocchi e gli stolti, e quelli che hanno un gran concetto di se medesimi; e volentieri mi sarei cambiato con qualcuno di loro. Oggi 5 non invidio più né stolti né savi, né grandi né piccoli, né deboli né potenti. Invjdin i nwr^, e solamente con loro mi cambierei. Ogni immaginazione piacevole, ogni pensiero dell’ avvenire, eh’ io io, come accade, nella mia solitudine, e con cui vo passando il tempo, consiste nella morte, e di 10 là non sa uscire. Né in questo desiderio la ricordanza dei sogni della prima età, e il pensiero d’ esser vissuto invano, mi turbano più come solevano. Se ottengo la morte morrò cosi tranquillo e cosi contento, come se mai nuli’ altro avessi sperato né desiderato al mondo. Questo è il solo benefizio 15 che può riconciliarmi al destino. Se mi fosse proposta da Sun lato la fortuna e la fama di Cesare o di Alessandro netta da ogni macchia, dall'altro di morir oggi, e che dovessi scegliere, io direi, morir oggi, e non vorrei tempo a risolvermi.