Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/46

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volontà di Giove sopra tanta infelicità; e massime sopra quella di alcuni uomini singolari per finezza d’intelletto, congiunta a nobiltà di costumi e integrità di vita; i quali egli vedeva essere comunemente oppressi ed afflitti più che alcun altro, dalla potenza e dalla dura dominazione di quel genio»: ossia appunto, della Verità. Ed ecco che Giove, «compassionando alla nostra somma infelicità, propose agl’immortali se alcuno di loro fosse per indurre l’animo a visitare, come avevano usato in antico, e racconsolare in tanto travaglio questa loro progenie, e particolarmente quelli che dimostravano essere, quanto a se, indegni della sciagura universale». Tacciono tutti gli altri Dei; ma si offre Amore, figliuolo di Venere Celeste, «questo massimo iddio», che «non prima si volse a visitare i mortali, che eglino fossero sottoposti all’imperio della Verità». Di rado egli scende, e poco si ferma, e perché la gente umana ne è generalmente indegna, e perché gli dei molestissimamente sopportano la sua lontananza. Egli è dunque premio, che l’uomo conquista con la sua grandezza. La quale perciò è condannata sì all’infelicità del vero; ma è pur redenta e beatificata da Amore. «Quando viene in sulla terra, sceglie i cuori più teneri e più gentili delle persone più generose e magnanime; e quivi siede per breve spazio; diffondendovi sì pellegrina e mirabile soavità, ed empiendoli di affetti sì nobili, e di tanta virtù e fortezza, che eglino allora provano, cosa al tutto nuova nel genere umano, piuttosto verità che rassomiglianza di beatitudine. Rarissimamente congiunge due cuori insieme, abbracciando l’uno e l’altro a un medesimo tempo, e inducendo scambievole ardore e desiderio in ambedue; benché pregatone con grandissima instanza da tutti coloro che egli occupa: ma Giove non gli consente di compiacerli, trattone alcuni pochi; perché la felicità che nasce di tale beneficio, è di troppo breve intervallo superata dalla divina. A ogni modo, l’essere pieni del suo nume vince per se qualunque più fortunata condizione fosse in alcun uomo ai migliori tempi». Ed ecco perché il Poeta inorridisce, sia pur freddamente, allo spettacolo del tristo vero. La sua anima è calda del divino beneficio di Amore. Né può in lui la verità (quella mezza verità) contro le sacre illusioni, che