Pagina:Leopardi - Operette morali, Gentile, 1918.djvu/51

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stiche, colle quali siamo usati di vivere da gran tempo; che, morendo, bisogna lasciare per sempre: e non sentiremo in cuor nostro dolore di questa separazione; né terremo conto di quello che sentiranno essi, e per la perdita di persona cara e consueta, e per l’atrocità del caso?». E dice la parola, che si va cercando attraverso tutte le Operette, ma di cui può dirsi quello stesso che Tacito dell’immagine di Bruto mancante ai funerali della sorella: praefulgebat eo ipso quod non visebatur: «E in vero, colui che si uccide da se stesso, non ha cura né pensiero alcuno degli altri; non cerca se non la utilità propria; si gitta, per cosi dire, dietro alle spalle i suoi prossimi, e tutto il genere umano: tanto che in questa azione del privarsi di vita, apparisce il più schietto, il più sordido, e certo il men bello e men liberale amore di se medesimo, che si trovi al mondo».
 Dunque quella grandezza non è infelicità; perché l’uomo infelice dovrebbe darsi la morte; e si ucciderebbe, se vivesse per la felicità e si attenesse quindi al calcolo dell'utile. Ma la vera vita è non sembianza, sì verità di beatitudine in quanto amore, in cui l’uomo non distingue più sé dagli altri, né agli altri antepone più se stesso. E questa è la virtù, la magnanimità, di cui parla tanto spesso il Leopardi, che non è più il dolore incomportabile che ci fa invidiare i morti, ma questo amore che ci stringe ai viventi, e ci ammonisce dal fondo del nostro cuore di uomini, come Plotino con voce tremante di affetto dice al suo Porfirio: «Viviamo, e confortiamoci a vicenda; non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Sì bene attendiamo a tenerci compagnia l’un l’altro; e andiamoci incoraggiando e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita». Questo amore, che ci regge e riempie la vita, ci conforta la morte e ci abbellisce l’idea di questo mondo, da cui non spariremo senza sopravvivere. «E quando la morte verrà, allora non ci dorremo: e anche in quell’ultimo momento gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saremo spenti, cosi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora».