Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/188

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178 ii - paralipomeni della batracomiomachia

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     E tratto all’uscio e tolto un sassolino,
dievvi de’ colpi a suo poter piú d’uno.
Subito da un balcon fe’ capolino
un uom guardando, ma non vide alcuno:
troppo quel che picchiava era piccino,
né facil da veder per l’aer bruno.
Risospinse le imposte, e poco stante
ecco tenue picchiar siccome avante.
37
     Qui trasse fuori una lucerna accesa
l’abitator del solitario ostello,
e sporse il capo, e con la vista intesa
mirando inverso l’uscio, innanzi a quello
vide il topo che pur con la distesa
zampa facea del sassolin martello.
Crederete che fuor mettesse il gatto;
ma disceso ad aprir fu quegli a un tratto.
38
     E il pellegrin con modo assai cortese
introdusse in dorati appartamenti,
parlando della specie e del paese
dei topi i veri e naturali accenti;
e vedutol cosí male in arnese,
e dal freddo di fuor battere i denti,
ad un bagno il menò dove lavollo
dalla mota egli stesso e riscaldollo.
39
     Fatto questo, di noci e fichi secchi
un pasto gli arrecò di regal sorte,
formaggio parmegian, ma di quei vecchi,
fette di lardo e confetture e torte,
tutto di tal sapor, che paglia e stecchi
parve al conte ogni pasto avuto in corte.
Cenato ch’ebbe, il dimandò del nome,
e quivi donde capitasse, e come.