Pagina:Leopardi - Paralipomeni della Batracomiomachia, Laterza, 1921.djvu/62

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52 i-versi

CANTO QUARTO


     Tornò la piaggia queta: allor che sopra
oscuro carro apparse un che si stava
immolo in guisa d’uom cui sonno copra.
     Sedeva, e sopra 'l petto gli cascava
5la testa ciondolante, e 'l carro gía
come va carro cui gran pondo grava.
     Testuggini 'l traeano, e per la via
moveasi taciturno e cosí lento
che suon di rota o sasso non s’udia.
     10— Vedi — 'l Celeste disse — quel e’ ha spento
la fama e 'l grido di que' magni tanti
lo cui rinomo è gito come vento.
     Vedi che 'ntorno al carro e dietro o innanti
va quella gente trista lo cui volto
15tutto è ’nvoluto entro suoi lunghi manti.
     Questa die' tempo lungo e sudor molto
per viver dopo 'l passo, e tutto 'l frutto
de l’opra sua quel suo signor gli ha tolto.
     Or muto di suo nome è 'l mondo tutto:
20pur die' la vita perch'eterno fosse,
e 'l mertava quant’altri, e que' l’ha strutto. —
     O sventurata gente, e che ti mosse
a ricercar quel che da obblio si fura,
sí che giace tua fama entro tue fosse?
25     Oh vita trista, oh miseranda cura!
Passa la vita e vien la cura manco,
e 'l frutto insiem con lor passa e non dura.
     Quando posasti il moribondo fianco,
dicesti: — Assai vivemmo, e non fia mai
30che nostro nome di sonar sia stanco. —