Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/13

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i. versi italiani 7

Mira con fermo sguardo, — mira con lieto viso,
figlio, la patria nostra, — l’eterno paradiso,
e fa’ ch’ogni momento — di studio e di fatica
un passo sia per giungere — a quella stanza amica.
35Cosi vivrai felice — in questa terra ancora,
sinché potrai coi santi — fissar la tua dimora.
Addio, mio figlio; in breve — a te farò ritorno,
lasciando la campagna — al declinar del giorno.
Intanto alla tua madre — di’ che salute io bramo,
40che ognor di me sovvengagli — che m’ami com’io l’amo.
Dell’amor mio ragiona — a’ tuoi germani ancora:
digli che a tutti io penso — ben mille volte all’ora,
che ognor vorrei tenervi — tra le mie braccia stretti,
che tutti quattro siete — i figli miei diletti.
45Figli, per me pregate — come per voi faccio io;
tutti ci salvi il cielo. — Vi benedico. Addio.


4

GIACOMO LEOPARDI

AL SUO AMATISSIMO GENITORE


     Tornasti alfine a’ tuoi paterni lari,
o genitor da noi tanto bramato;
tornasti a rendere il contento amico
al nostro albergo ed a’ tuoi figli insieme.
     5Possiamo infine su l’amata destra
imprimer baci di contento e affetto.
     Al suonante fragor del presto cocchio
lieti esultammo, e a noi balzava in petto
l’ansioso cor pel giubilo improvviso.
     10È terminata la mestizia e il duolo;
e per goder di tua bramata vista,
termino anch’io, poiché ristretto è il tempo
in cui vergar in’è dato il breve foglio.

1 gennaio 1810.