Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/153

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viii. discorsi sacri 147

in cui Gesù dar deve principio ai suoi patimenti; ma, qual Dio sapientissimo, il predice ai suoi discepoli, fa noto trovarsi fra essi il suo traditore, e con presaga mente si fa incontro alla squadra armata dei suoi nemici. Porge bensi alle catene le mani, ma cader fa prima sbigottiti e tremanti gli audaci ministri del furor farisaico. Condotto viene ai tribunali, ma confonde colla sapienza della risposta i giudici sfacciati. Giunto è però quel tempo, in cui vuol l'amor suo che i raggi sfolgoranti si ascondano della divinità, e, qual vittima mansueta, si sottoponga egli alla umiliazione più dura all'affronto più doloroso. Pilato, quella sconsigliata creatura che osò farsi giudice del suo Creatore, condannollo ai flagelli; e tutto si appresta alla esecuzione dell'iniquo decreto. Quale spaventosa ignominia! Fu sempre il supplicio delle sferze presso le colte nazioni tenuto in conto d'ignominioso e d'idoneo a portare all'onor del punito il colpo più forte, né fu delebil giammai l’onta e la macchia ad uom qualsiasi arrecata da simil pena. Dal fango in cui giacea alzò Roma la fronte superba e, resa col ferro signora del mondo, vietò ai popoli tutti a sé sommessi di far cadere colpo di flagello sopra i suoi cittadini, tutto minacciando di porre in opra, contro il trasgressore dell’orgoglioso divieto, il rigor delle sue leggi. Non ella le pene interdisse ancora più gravi, non della scure il supplicio, non della spada o del fuoco, ma sol dei flagelli, si come di tali pene tutte più obbrobriosa ed infame. Né esenti render volle i suoi cittadini dalle punizioni dei commessi misfatti, ma sol dallo scorno e dall'onta, quasi a ignominia ridondasse della regina del mondo il vedere i figli suoi sottoposti alla punizion della sferza. Ora questa pena si rifuggita e temuta, si vituperosa ed infame agli occhi dell'uomo, è quella che a Gesù si destina; né risplende nell'orribil cimento la gloria eterna dell'Uomo Dio, ma tace questi e, mosso dall'amore, sopporta l'obbrobrio e lo scorno. Fu ignominioso e crudele il supplicio della coronazione di spine; ma quella corona, quello scettro, quella porpora insegne furono di dominio e di regno, e nello schernito Nazareno adorò il cieco carnefice il suo signore, il suo Dio. Giunse al sommo della ignominia il supplicio