Pagina:Leopardi - Puerili e abbozzi vari, Laterza, 1924.djvu/253

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IV - ABBOZZI E FRAMMENTI 247 sola e rallegra. La gioventù è robusta e lieta; la vecchiezza ripo¬ sata e non dolorosa. L’occhio loro è allegro e vivace (lo notano espressamente i viaggiatori): non alberga fra loro né tristezza né noia. L’uniformità della vita loro non gli attedia: tante risorse ha la natura in se stessa, s’ella fosse ubbidita e seguita. Perché invidiamo noi loro la felicità di cui godono, che non hanno conquistata coi delitti, non mantengono coll’infelicità e oppressione de’ loro simili, che fu donata loro gratuitamente dalla natura, madre comune; a cui hanno pieno diritto in virtù non solo dell’innocenza loro, ma della medesima esistenza? Che gran bene, che gran felicità, che grandi virtù partorisce questa civiltà, della quale vogliamo farli partecipi, della quale ci doliamo che non siamo a parte? Siamo noi si felici che dobbiamo compatire allo stato loro, s’è diverso dal nostro? o perché abbiamo perduta per nostra colpa la felicità destinata a noi né più né meno dalla natura, saremo noi cosi barbari che la vorremo tórre anche a quelli che la conservano, e farli partecipi delle nostre conosciute e troppo sperimentate miserie? Che diritto n’abbiamo? E qual cura, qual erinni ci spinge e ci sollecita a scacciare la felicità da tutto il genere umano, a snidarla dagli ultimi suoi recessi, da quei piccoli avanzi del nostro seme, ai quali ell’è ancora concessa: a scancellare insomma per sempre il nome di felicità umana? Non basta alla nostra ragione d’averla perseguitata ed estinta in eterno in cosi gran parte della stirpe nostra? ecc. ecc. (I missionari sono occupatissimi presentemente a civilizzare la California. Non vi riescono da gran tempo. Adoprano la forza e costringono i californi a radunarsi, non so se ogni giorno o in certi tali giorni, a far certe preghiere, ecc. Alcuni ne tengono presso di loro, e procurano d’istruirli e civilizzarli. Ma questi di¬ magrano in breve visibilmente, perdono il colore, l’occhio diviene smorto, ed alla prima occasione rifuggono ai boschi e alle mon¬ tagne, dove ritornano sani e giocondi. Non credo che abbiano alcuna lingua, se non di gesti o poco più). Con questa digressione si potrà molto bene conchiudere. Vo¬ lendo seguitare, si potrà dir di Giuseppe, delle sue avventure, ecc. Ultimo de’ patriarchi nati pastori, entra finalmente nelle corti. Finisce la vita pastorale : incomincia la cortigiana e cittadinesca: nasce la fame dell’oro, la sfrenata e ingiusta ambizione, ecc. ecc. e d’indi in poi la storia dell’uomo è una serie di delitti e di meritate infelicità.