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72 i. puerili

SCENA TERZA

Tolomeo e detti


fulvio.


                                   Per me, signore,
Roma salute e pace oggi t’invia.
Degli odi antichi e delle risse atroci
al lungo corso omai brama por fine.
485Cessin le stragi, o re, cessin gli sdegni.
Assai, t’è noto, di romano sangue
bebber le greche e le latine arene.
Torni la pace omai, con saldi nodi
di fede e di amistade insiem congiunte
490siano le genti tutte, e questa alfine
gloria coroni le romane imprese,
che per coloro sia felice il mondo,
per cui più vivo arse di guerra il fuoco.
Tal di Roma è il desio, tal dell’intero
495orbe commosso, che alla pace anela.
Ma come oprar, se di Pompeo tuttora
vive lo sdegno e l’ambizione insana,
se, armato ancora e da ribelli squadre
cinto e difeso, alla vendetta aspira
500e stragi sol desia, sol morti e sangue?
Deh! tu, che il puoi, tu del superbo duce
vano rendi lo sdegno: a Roma, al mondo
ridona alfin la sospirata pace:
il brama ognun, Cesare il chiede, e certo
505egli è che, sol del comun ben bramoso,
tu di giustizia e di equità le voci
consulterai, signor, né quelle leggi
trasgredirai, quelle incorrotte leggi,
che sacre ognor fûro a’ monarchi ancora.