Pagina:Lettera ai Signori Corbellini, De Welz, A. G. e Compagni.djvu/13

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biti; e inoltre avete ajutato la prosperità commerciale, predicando il sistema proibitivo, il quale consiste tanto o quanto nell’abolire il commercio. Inoltre siete valentissimo in pratica come lo attesterà ai posteri la medaglia di bronzo che vi siete fatto coniare a Parigi per immortalarvi creatore di quel Monte-Sete che colle vostre dicerìe e col vostro progetto delle spedizioni all’estero e della Casa filiale di Lione, per poco non avete disfatto.

È però una cosa singolare e poco esplicabile che, per creare il Monte-Sete qui di Milano, siate venuto in iscena parecchi anni dopo che se ne trattava, e tosto vi siate piantato dall’altra banda delle Alpi. Quando avrete a sindacare il valor delle firme per fare il Castelletto degli sconti, voglio sperare che vi metterete in corrente anche con questa nostra Piazza. Così non vi esporrete a scambiar le persone, stampando nel Moniteur Parisìen, e comunicando alla Gazzetta Ticinese (22 Genn.) ch’io sono “un antico farmacista, indocile figlio d’Esculapio, che non avrei dovuto far altro mai che pillole e cataplasmi ed applicar mignatte”. Io non sono né antico, né farmacista, né per quanto io sappia posso esser figlio d’Esculapio. E se anche lo fossi, voi costì, in Francia, dove stanno tanti gloriosi monumenti del ministero del farmacista Chaptal, avreste dovuto imparare a tenere in pregio una classe che nella decananza scientifica è collocata assai più alto della vostra, e nella decananza industriale ha prodotto molte delle più utili scoperte del secolo.

Ma e che hanno a fare queste vostre inezie coll’impianto del Monte-Sete? E s’io fossi ciabattino? I miei consigli diverrebbero men buoni? Credete forse che il buon senso di qualsiasi umil persona non basti a scoprire quanto ingiusto sia che l’uno riscuota l’interesse dopo sei mesi, mentre l’altro deve aspettar l’anno nuovo? E quanto difficile sia che ben cammini un’azienda nella quale chi dà la maggior parte dei milioni sonanti non è ammesso a dir la sua ragione, e secondo l’eccellente frase del sig. Corbellini «è propriamente parlando, nessuno?»