Pagina:Lettera pastorale per la Quaresima 1912 (Signori).djvu/11

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queste cose pel mondo, che non è capace di apprezzare le divine grandezze nelle umiliazioni del Figlio di Dio fatto uomo, sono una stoltezza; ma a noi cristiani di mente e di cuore devono far sentire tutto il profumo di questa divina umiltà. Ci abbisognano lezioni ed esempi di mansuetudine? Guardiamo a Gesù benigno con tutti, diffondere colle parole e colle opere una pace che edifica, che consola. Voi non lo sentite mai aprire la bocca ad un lamento nemmeno quando è maltrattato: e se l’apre i suoi accenti sono così dolci e commoventi da intenerire i cuori più duri.

Siamo noi oppressi dalle tribolazioni? Meditiamo Gesù Cristo nella sua passione e da Lui impariamo a sopportare la croce dei patimenti che accompagnano la nostra vita dalla culla alla tomba. Nel dolore più che in qualunque altra cosa mi pare che Egli si presenti a noi imitabile. Chi di noi infatti si rifiuterà di patire quando pensi a Gesù, l’uomo dei dolori, reso una sola piaga dalla cima del capo alla pianta del piede, fatto obbediente fino alla morte e morte di croce? Egli ci dice: Venite a me tutti voi che siete affaticati e aggravati, e io vi ristorerò. Prendete sopra di voi il mio giogo, e imparate da me, che sono mansueto e umile di cuore e troverete riposo alle anime vostre. Imperocchè soave è il mio giogo e leggero il mio peso. Prendete la croce e seguitemi; perchè chi non prende la sua croce e mi segue, non è degno di me. Ora non è cosa dolce dividere, a così dire, le nostre pene con quelle di un Dio? E la imagine sacratissima di Gesù, che spira l’anima sopra il patibolo della croce per ridonarci la celeste felicità e par ci stenda le braccia per chiamarci a sè, non è essa il nostro più dolce conforto sul letto di morte e il più sicuro ricordo della uostra speranza? Il dolore che è pena del peccato fu mutato da Gesù Cristo in rimedio contro il peccato stesso, e però da castigo per