Pagina:Lettera sopra il canto de' pesci.djvu/4

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IV
 


to, che per potere cantarle convenisse ancora pagare danajo, io dirò, che avete ragione, e che siete un Cavaliere magnanimo, e un Poeta inimitabile. Nella congiunzione di certi sangui gloriosi, come cotesti due sono, sarebbe piucchè mai a desiderare, non la consuetudine delle Raccolte prevalesse così stemperatamente, onde tale uffizio allora dovuto apparisse notabile, e scelto. Mandovi io a buon conto per contraccambio in dono una Canzonetta composta da un Carpione per le faustissime e applauditissime nozze di una nobilissima Trota del Lago di Garda. Questa canzonetta è capriccio di un Poeta, che io amo; il quale, veggendo pullulare, e crescere con licenzioso rigoglio in ogni contrada tante Raccolte1, pensa esser vicino il tempo, in che si possano far Raccolte ancora quando si maritano i pesci, e gli uccelli, almeno i più cospicui, o i più cari. E poichè quel Poeta, ponendomi nelle mani la sua poesia, mi nominò gli uccelli, non sarebbe stato, soggiunsi, più conveniente immagina-


  1. L’Autore non intende alludere a certe Raccolte elette; specialmente essendone in questi ultimi anni lavorate alcune, e lavorandosene tuttavia di ottimo esempio.