Pagina:Lettere autografe Colombo.djvu/142

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118 lettere autografe

voto, peregrinaggio: molte fiate l’uno e l’altro si erano confessati, dubitando e di ora in ora espettando la morte. Molte altre fortune si hanno viste, ma non durare tanto, nè con tanto tormento; molti di nostri, quali avevamo per più forti marinari, si perdevano di animo. E quello che più mi dava passione, era il dolore del figlio1, che io aveva con meco; e tanto più, quanto era per essere di età di anni 13; e vederlo durare tanta fatica, e passare tanta passione, e durare ancora più che nissuno di noi altri: Dio, non altri, gli dette tal fortezza di animo: lui alli altri faceva core e animo nelle opere sue: era tale, come se avesse navicato ottanta anni, mirabile cosa da credere; onde io mi rallegrava alquanto. Io era stato infermo, e molte fiate al segno di morte era aggionto: da una camera piccola, che feci fare in cima coperta della nave, comandava il viaggio. E, come ho ditto, mio fratello era nel più tristo naviglio e più pericoloso: grande dolore era il mio, e molto maggiore, per averlo menato centra sua volontà; perchè per mia disventura poco mi ha giovato vinti anni di servizio, quali io ho servito con tanta fatica e pericolo, che oggidì non abbia in Castillia una tezza, e se voglio disnare o cenare dormire, non ho, salvo la ostaria, ultimo refugio; e il più delle volte mi manca per pagar il scotto. Altra cosa ancora mi dava grande dolore, che era Don Diego mio figlio, che io lassai in Spagna tanto orfano e privo di onore e facoltà; benchè teneva per certo che Vostre

  1. Fernando, scrittore dell’Istoria di suo padre, racconta di essersi seco lui trovato in questo viaggio, insieme con Bartolommeo fratello di Cristoforo, nel capo 88: di lui si trovano buone notizie nel Libro della patria di Colombo a carte 106, 287, ecc.; nè di Bartolommeo mancano memorie, che ce lo facciano bene conoscere.