Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/226

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viaggio a cosmopoli 219

istinto, debbo dirlo, di profonda avidità; e quasi tutte, ahimè, incapaci di andarsene, dopo la vincita, desiderose di vincere ancora, e, quindi, deponendo di nuovo il danaro vinto e il proprio, alla banca del giuoco, irrimediabilmente. L’ora trascorre, la sera si avanza, alle nove di sera, quella folla feminile che giuoca, o che guarda il giuoco, si aumenta di un’altra folla, di dame, di grandi dame, di grandi impure, che vengono al Casino, a pavoneggiarsi, coperte di gemme, sotto i loro cappelli piumati, con le perle che discendono dal collo alle cinture, col corsage stellato di smeraldi, di zaffiri; e le più grandi dame, diciamolo, sono un pò meno imbellettate delle altre, sono talvolta, meno eleganti, e meno ingioiellate, ma bisogna osservarle bene, per vedere tutto questo, tanto Montecarlo assimila quanti sono ricchi e falsi ricchi, principi e falsi principi, nobili e false nobili! Le donne che arrivano alle nove, giuocano poco o niente: le grandi signore chiacchierano, passeggiano, flirtano; le altre si mostrano serie, indifferenti, simili a idoli carichi di pietre preziose, camminano, ondulando sui fianchi, nelle loro vesti