Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/275

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268 LETTERE D’UNA VIAGGIATRICE

allunga, mobile e pure torpido, sotto un grande parapetto che par di pietra, ma i cui contorni sfumano: è la Senna che rasenta il quai des Gesvres, la spettrale Senna ove stanno immobili barconi, e zattere, e battelli-mouches, e battelletti, e barchette.... Ah, ecco qualche cosa di più nero, sul fondo bigio, qualche cosa di più vasto, di più profondo, che si erge, che domina , e che pure sembra una di quelle apoteosi di fantasmagoria, con qualche edificio maestoso che le sormonta, un tempio della Gloria, per esempio, e pare che sia, dev’essere, la Cité, l’isola della Cité, l’antichissimo pezzo di Parigi, sulla Senna, che racchiude, in sé, Nostra Donna e il Palazzo di Giustizia e altre antiche, oscure costruzioni massiccie: esse sembrano quasi vere, forse vere, in tanta irrealità... Ah, ecco una gran via, lunga, ad archi, una gran via oscura, fiancheggiata da giardini chiusi e deserti, su cui ondeggia la nebbia. La via di Rivoli, i giardini delle Tuileries? Forse... Forse... Città di sogno....