Pagina:Lettere d'una viaggiatrice - Serao, 1908.djvu/468

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

all’antica maniera 461

un bruto, come una valigia, come un pacco di carne e di cenci, non vede nulla, non sa nulla, non capisce più nulla; egli giunge istupidito, esausto, demolito, alla stazione di arrivo, non ricordando altro che la sua tortura ferroviaria, uno di quelli abbominevoli tragitti veloci, si, ma non abbastanza veloci, fastidiosi sino all’esaurimento nervoso, noiosi fino alle lacrime di noia, fatti per far esecrare questo progresso, ancora, fra noi, così meschino, così povero, con pochi dei suoi vantaggi, con molti dei suoi svantaggi. E il viaggiatore, che, tra pochi minuti; sarà inghiottito dal treno, voracemente, per escirne maciullato, è torturato dal rimpianto acuto del viaggio, cui egli rinunziò, dell’altro viaggio, cui gli altri non rinunziarono: un rimpianto inconsolabile.