Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/114

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
108 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

alcuno, dov’ella paressi piú veramente pietá, né dove paressi piú dolce e pia. Ed, essendo per sé la pietá bella, basta sia fatta menzione solamente della forza che piglia, presupponendo la bellezza. Venendo di poi all’ira, propriamente e’ doveva ardere d’ira e di sdegno; perché l’ira non è altro che uno accendimento della collera intorno al cuore, e gli effetti dell’ira sono comunemente simili a quelli del fuoco, che presto fa gli effetti suoi, e quelli che sono di natura collerica e calda sono piú disposti all’ira. Ardendo adunque quel bel viso d’ira, diventa piú bello e rio, cioè piú da temere, come mostra l’esemplo seguente: perché, tremando Amore nel viso suo, è segno manifesto il timore della potenza di quell’ira; ed il non si partire di quel viso, non ostante il tremore, che dimostra il timore essere grandissimo, mostra assai chiaro la bellezza essere quella che lo ritiene, perché, se questo non fusse, il timore caccerebbe Amore. Questo medesimo avviene nella mestizia e dolore della donna mia, la quale, movendo a lacrime ancora Amore, e cosí piangendo, affermando lui il viso di lei essere il regno e l’imperio suo, mostra la medesima forza e bellezza nel dolore che prima nell’ira. Nasce poi di queste premesse molto bene la conclusione del sonetto; perché, se la bellezza di quel viso ha avuto forza di parere piú bella in quelli accidenti che sogliono oscurare e diminuire la bellezza, fortificando questi tali accidenti oppositi alla bellezza, molto piú facilmente può crescer in bellezza negli accidenti che naturalmente sumministrono forza alla bellezza, tanto piú fortificando questi accidenti, come avviene nella letizia della donna mia. Era la donna mia per sé bellissima; la letizia per sé in qualunque persona è bella. Se adunque quella per sé è bella, e lo accidente ancora è bello, eccessiva bellezza era quella, quando si congiugneva insieme sí bella natura e sí bello accidente, presupposto che l’uno e l’altro pigliassi forza per tale congiunzione, come disopra abbiamo detto, dell’altre passioni, e che ancora l’accidente fussi per sé fortissimo e quasi in supremo grado, come mostra il riso, che è maggior segno di letizia che faccino gli uomini, come il pianto del dolore, il quale similmente disopra è posto per segno d’eccessivo dolore. Credendo adunque