Pagina:Lorenzo de' Medici - Opere, vol.1, Laterza, 1913.djvu/134

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128 ii - comento sopra alcuni de’ suoi sonetti

donna mia; e li occhi sono i primi che si muovono, ed il core li segue, perché, approvata la bellezza esteriore, séguita immediate il desiderio del core non solo quella bellezza ma quella del core amato. Mandò adunque il core drieto alle lacrime degli occhi molti sospiri, il viaggio de’ quali non fu molto piú lungo che quel delle lacrime, risolvendosi in vento e in aria, come erono quando diventorono sospiri. Essendo adunque il core fraudato di questa sua speranza, ricorse a’ pensieri, confortandoli che loro andassino a trovare la donna mia, ché, essendo velocissimi e pronti, ancora che il cammino fussi lungo, presto potevano andare. Li pensieri subitamente vanno a trovarla, e trovonla sí bella e piena di tanta dolcezza, che s’innamorono di lei, né possono da essa partirsi, e, non si ricordando della miseria nella quale m’avevono lassato, non mi rendono né risposta né novella alcuna; per la qual cosa il cuore, come altrove abbiamo detto, solo di questi pensieri si nutriva e viveva collo esemplo de’ pensieri, da me si parte, e piangendo mi lascia sanza lui misero e sconsolato, e vassene ancora lui alla donna mia. Né io nelli mia pianti mi dolevo se non della sorte e destino mio avverso, che non mi aveva fatto sí agile e pronto, che potessi insieme col cuore e co’ pensieri trasferirmi alla donna mia. E, perché abbiamo molte volte fatto menzione di questa fuga e partenza del cuore e della trasformazione d’esso e del fuggire della vita, pare necessario verificare come questo sia, mostrando massimamente qualche volta che il cuore e la vista si parta, e pure in me resti la vita, come mostra il sonetto antecedente nell’ultimo suo verso. E però diremo nell’anima nostra essere tre potenzie, o vogliamo dire tre spezie di vita: la prima, per la quale viviamo solamente, nutriamci e cresciamo sanza alcun senso e nel modo che vivono gli alberi e l’erbe, che si chiama «vegetativa»; l’altra, per la quale veggiamo, odoriamo ed usiamo l’altri sensi, come fanno gli animali bruti, che per questo si chiama «sensitiva»; la terza, per la quale intendiamo sopra li sensi, e con ragione approviamo che una cosa sia meglio che un’altra, discorrendo nelle cagioni delle cose, che si chiama «razionale», la quale è comune con gli angioli, ed è quella parte di noi che