Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/116

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CANTO SETTIMO





Argomento.


Storia d’Isolina. — Amore. — Sogno di felicità. — La lettera della madre. — Ultimo commiato. — Lontananza. — La giovinetta abbandona la famiglia e la patria; muove in traccia dell’amor suo, e perisce miseramente tra’ flutti. — Sorge dal sepolcro, ed apparisce a Lucifero; il quale, non potendo ridarle la vita, languisce nell’oblìo di sè stesso. — Una voce interiore lo richiama all’attività, e lo avverte della gran lotta preparata fra la Prussia e la Francia. — Egli ascende sulle Ardenne, e mira gli eserciti che si avanzano. — Alla vista delle aquile imperiali alza inutilmente la voce contro l’ingiustizia di quella guerra.


    Nè tu, dolce amor mio, saprai gli affanni
De la bella Isolina? Io, quando i cari
Giorni ripenso, che l’amor ne diede
Tutti sparsi di luce, e la promessa,
5Che all’incerto avvenir m’obbliga il petto;
E il ciel rigido miro, e con le cento
Ali del mio desir navigo il mare,
Calar veggio dal ciel, sorger dai flutti
Tanti neri fantasmi; una secreta
10Pena, un’angoscia indefinita e nova
S’apre nell’ondeggiante animo, e al triste
Caso pensando de la pia fanciulla,
Tremo nel cor, chiamo il tuo nome, e piango.
Giovinetta infelice! Un peregrino
15Raggio di verecondo astro parea
Nei passi suoi; fior di dolcezza ell’era
Negli sguardi e nell’anima; susurro
Di vespertino venticello estivo
Somigliavan sue voci, e ingenuo e schietto



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