Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/182

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lucifero

Or tra’ cespugli del sentier s’involano,
Or più vicini e più funesti appaiono.
125Sta Lucifero intento; e certo omai
Che insidíosamente a lui si appressa
Il terribil giaguaro (un’omicida
Belva, che a par del tigre agile e grande,
Salta agli alberi in cima e all’onde in mezzo,
130E boschi e fiumi d’ogni strage infesta)
Tenea l’anima accorta in due sospesa:
O che indietro si tragga e si nasconda
Nel contiguo canneto; o su l’aperto
Sentier l’avida belva aspetti al passo.
135Senno miglior questo gli parve; e tutta
Con alato pensier l’alma percorsa
E con subito sguardo il loco intorno,
Alla lotta si accinse. Era in quel punto
Tra’ fitti rami penetrato un vivo
140Raggio di luna. Un aspro, arduo macigno
Ivi a caso giacea: dai circostanti
Gioghi a valle caduto, una regale
Possa parea, cui da’ superbi troni
Una vendetta popolar sconfisse.
145A lui corse l’eroe; con ambe mani
L’afferro, lo levò: le ferree braccia
Sovra il capo distese; un dietro all’altro
Pontò i validi piedi, e tal si tenne
Il nemico aspettando. Un sordo grido
150Manda la belva, e caccia fuor degli occhi
Sanguinosi baleni: a terra il bianco
Ventre ingordo distende; i fulvi arruffa
Peli del dorso, e di serpente a guisa
Strisciando si divincola. Qual suole
155Paziente pescador, che intento all’amo,
Entro a le trasparenti acque del lago
Vede a un tratto guizzar cefalo o trota,



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