Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/262

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

lucifero

    Rabbrividía come per febbre al fiero
Parlar la diva, e da’ superbi accenti
Con la candida man schermía l’orecchie
Inorridita; nè risposta alcuna
130Formar può, nè fuggire osa. Ben gli alti
Gesti della sua vita e il dir facondo
E l’audace promessa a Dio giurata
Vergognando rimembra, e non sa quale
Fascino occulto or l’incateni innanzi
135All’avversario suo feroce e bello.
Dicea fra sè: Molti in virtù prestanti,
Molti in bellezza e in favellar maestri
Conobbi al mondo animi egregi; ha il cielo
Angeli molti, alle cui rosee membra
140Vestimento è la luce e amplesso eterno
La giovinezza; or qual virtù ha costui,
Che sì mi svolge ed incatena il senno?
Così pensando, all’anima dubbiosa
Fa forza; di rigore arma l’aspetto,
145Cerca austere parole, e questi invece
Le vengono dal core umili accenti:
— Angelo, oh! soffri ch’io t’appelli ancora
Co’l tuo nome perduto; e che ti giova
Per questa ultima sfera ir pellegrino
150Qui dove segue alla fatica il pianto
E ad entrambi la morte? Assai feroci
Detti hai parlato or or; ma una parola
Melodíosa, o che mi fallì il senso,
Una dolce parola anche dicesti,
155Che a perdonarti ogni fallir m’induce:
Pianto ed amato hai tu? Radice ha in terra
Nell’empia terra anche ha radice amore?
Oh! come il viver coi mortali il seno
Pur dei forti travolge! Il paradiso
160Oblíato hai così? Non sai che vita



— 258 —