Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/294

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lucifero

Sovra il corpo di Dio convien che passi! ―
    Seguían queste parole; ed ecco incontro
515All’aureo Sol levarsi altra falange
Di pure e maestose ombre, che a duci
Budda e Socrate avean. Per l’opalino
Etra sorgeano, e più ch’uomini e forme
Parean candidi rai d’alba nascente,
520O visibili idee: tanto di luce
Avean d’intorno e tal purezza in viso.
Sorge anch’ei dietro a lor, ma torvo e solo,
Sopra cavallo indomito l’ossesso
Battaglier di Medina, a cui nel pugno
525Nudo lampeggia e sanguinoso il brando:
Nembo ei par di tempesta, ove tra’ buffi
D’euro si squarcia, ed ignei serpi avventa.
    Ma già un nuovo drappel chiama la voce
Del canto mio. Come vorace fiamma,
530Poi che tutte afferrò l’aride secce
Del vasto campo, il vicin bosco invade;
Terribilmente crepitando esulta
Con cento lingue sanguinose all’etra;
Così questi venían dopo un vessillo
535Fluttuante a l’avverse aure, su cui
Con vivo sangue uman scritto è: Riforma.
Qual dall’eolio mar, quando più cupa
Dorme sotto ai veglianti astri la notte,
Fra dodici fantasmi ispidi o scogli,
540Cui morde la rabbiosa onda d’intorno,
Sorger tu vedi e lampeggiar, perenne
Ara di foco, la vulcania ròcca;
Tal sorgea lampeggiante, in mezzo ai mille
Che premeansi a’ suoi lati, il procelloso
545Protestator di Vittemberga. Appresso
Muovongli il cheto confessor d’Asburgo,
E il rigoroso Ginevrin, cui tardo



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