Pagina:Lucifero (Mario Rapisardi).djvu/36

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

lucifero

Possa lor sorridea, tranne il pensiero.
Ispide pelli eran lor vesti, e rudi
Selci lor armi e sol conquisto il foco.
Da l’alte culle del fecondo Irano,
55Procedendo, spandeansi a mala pena
Sui giapetici piani, e gl’inclementi
Ghiacci vincendo, che inghiottían le belve,
A nuove lotte s’accingean. Muggía
Dai britannici fiumi alto l’immane
60Caval dell’acque, a cui, pari a vorago,
Spalancasi la bocca, e al cui sospiro
L’onda gorgoglia, e al ciel salta in ruscelli;
Devastando correan l’irte spelèe,
D’umane carni esploratrici, e fuori
65Dai frondosi dirupi all’onde in riva
Calavasi il deforme orso e il velloso
Primigenio mammuto, oscura e pigra
Mole di membra, a cui nemico è il sole;
E tu, sovrano troglodita, astretto
70Dal fecondo bisogno, a miglior prova
Sempre volgendo il multiforme ingegno,
Armi e industrie trovasti; onde più lieve
Ti fu domar co’l lavorato renne
Le nemiche falangi. Apron le nubi
75L’inesauste sorgenti, e senza freno
Fiumi ed oceani giù dal ciel dirompono;
Entro al diluvial baratro immenso
Spariscono le specie, in quel che armato
Di novella virtù l’uom passa i mari
80Su la prima piròga, e di recisi
Boschi infrangendo il pian glauco de’ laghi,
Fermo vi elegge e men feroce asilo.
Ivi, fanciulla ancor l’Arte s’assise
Pargoleggiando; e a far men lungo il giorno
85D’un che l’alma struggea dentro all’amore,



— 32 —