Pagina:Luigi Barzini - L'Argentina vista come è.djvu/149

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vita mandriana 139


a cinquanta passi, e potevamo scorgere perfettamente le forme gentili di questi cavalli criolli, che pare conservino ancora un po' del sangue dei loro padri arabo-spagnoli, è avvenuta la disparada. Quei due o trecento cavalli si sono precipitati ad una fuga furibonda.

Andavano tutti uniti; facevano pensare ad una carica di cavalleria senza i cavalieri. Non abbiamo più veduto che una moltitudine di schiene dai lombi contratti nello sforzo d'un furioso galoppo, uno sventolamento di criniere e di code. I cavalli hanno fatto dei pazzi giri per la pianura, giri capricciosi senza ragione apparente, fino a che si sono calmati e hanno ripreso a pascolare lontano lontano.

Queste fughe di cavalli sono pericolosissime per chi si trova sulla loro strada. Il cavallo spaventato è cieco; investe qualunque ostacolo. Il gaucho sorpreso da una disparada non ha che una via di salvezza: fuggire nella stessa direzione; unirsi alla mandria. Succede allora talvolta che egli perde il controllo della sua cavalcatura, ripresa dall'istinto selvaggio, e deve seguire la fuga capricciosa fino alla fine, prigioniero di quell'uragano di bestie. La disparada era la più terribile arma degli indiani contro le truppe argentine. All'appressarsi dei soldati adunavano tutti i loro cavalli in grandi mandrie, poi, al momento opportuno, gridando e sventolando il poncho, provocavano la fuga nella direzione dei nemici. Non vi era salvezza; la disparada rovesciava e calpestava compagnie intere.

Nella Pampa lontana e deserta avvengono talvolta delle fughe di cavalli, causate dalle punture dei mosquitos. Comincia una mandria a fuggire, verso la direzione del vento, per liberarsi delle nuvole di insetti che la tormenta. Ad essa altre se ne aggiungono, ed altre ancora. Si forma un esercito di cavalli che passa come un ciclone sollevando immense colonne di polvere; lo scalpitìo, simile al brontolare lontano della