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la polizia argentina 85


adunchi, degli zigomi salienti e delle bocche larghe tagliate come con un colpaccio di ascia, caratteristiche non dubbie della razza meticcia. Vi era anche un negro.

— Io conosco la storia di tutta questa gente; li ho tutti nel pugno — continuava il mio ospite. — Vedete questo, e questo, e questo? Ebbene, essi non portano il loro vero nome.

Io ascoltavo con un interesse crescente le curiose informazioni che il Governatore dava a me e ad altri presenti, e non mancavo d'incoraggiarlo con quelle esclamazioni d'assentimento che sono le goccie lubrificanti delle conversazioni. Ed egli continuava, ingenuamente persuaso di dire le cose più naturali del mondo, e di fare il miglior vanto dei suoi sottoposti.

Così spiegò che alcuni di quei funzionari non portavano il loro nome perchè in passato erano stati assassini. Molti di quegli uomini avevano un passato al quale il Governatore alludeva con reticenze piene di effetto drammatico. Certi si erano trasformati da delinquenti a poliziotti per opera sua. Ricordo fra gli altri la storia di un cocchiere più volte arrestato per ferimento, furto e rivolta agli agenti a mano armata, e divenuto commissario. Appuntando il dito sopra varî ritratti il Governatore ripeteva con compiacenza le parole: Este era un picaro!... — Questo era un farabutto — con l'aria di dire: Che uomo abile che era costui!

Tutto ciò per noi è strano. Noi consideriamo la Polizia come la mano della Giustizia, una grande mano, potente e delicata ad un tempo, che rintraccia i colpevoli, li scova, li afferra, e li porta al cospetto della maestà della Legge. Nell'Argentina, la Polizia — o meglio le polizie, poichè ve ne sono quindici, una per provincia ed una speciale per Buenos Aires — prima di essere la mano della Giustizia è la mano della Politica. Modificandosi lo scopo della sua esistenza, sna-