Pagina:Maffei - Verona illustrata I-II, 1825.djvu/181

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libro quinto 151

di Vicenza, piccole forze avea il Municipio:e per meno che città l' usò Salviano (Gub. Dei lib. 5) ove disse: non solamente le città, ma i Municipj ed i Vici. È da osservare ancora, come se ben migliore appariva certamente la condizion di municipio, che di colonia, perchè la colonia lasciava i proprj riti e le proprie leggi per soggettarsi alle Romane, dove il municipio si rimanea con le proprie; in troppo maggior numero con tutto ciò eran coloro i quali coloni volean essere anzi che municipi; talché molti ancora dall’antico gius di municipio chiedeano d’esser trasferiti a quel di colonia, di che tanto si maraviglia l'Imperadore Adriano. Ne rende Gellio (l. 16, c. 13) la ragione, affermando che la condizion di colonia, benché più subordinata e men libera, appariva però più desiderabile per la maestà del popolo Romano, di cui le Colonie pareano quasi piccoli simulacri e sembianze, (quasi effigies parvae). Pozzuolo, che a tempi di Cicerone (de leg. Agr.) godea piena libertà, e usava le sue leggi, ottenne come grazia da Nerone il gius e il nome di Colonia Augusta. Nè per questo è da dire che le città d’Italia divenute colonie non fosser più libere, come parve a un gran Letterato, avendo già noi veduto sopra in che consistesse veramente la libertà. Ma bellissimo documento da ciò si presenta dell’effetto che facea negli animi la participazione della Republica. Ogni uomo in quel tempo non una sola, ma due patrie avea; la città ove era nato, e Roma ov’era ricevuto e aggregato. Però dicea Spurio Cassio (ap. Dion. Hal. l. 18) de’