Pagina:Maffei - Verona illustrata I-II, 1825.djvu/50

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20 dell’istoria di verona

no. Però quando i Romani la Venezia ottennero, Verona ottennero ancora. Molto desiderabil sarebbe adunque per la Storia nostra di poter dare de’ Veneti, e del governo e delle cose loro ne’ più antichi tempi, contezza: ma non c’è stato così cortese il tempo, di lasciarcene arrivar memorie, o Scrittori. Leggesi in Polibio (lib. 2) che molto n’avean parlato i Poeti tragici, e che gran cose n’aveano dette: da che possiamo arguire come famosa gente era cotesta, e nelle prische età grandemente considerata. Erodoto, il qual ne fece menzione per occasion di certo costume che avea comune co’ Babilonesi intorno al maritar le fanciulle, par che la stimasse popolo Illirico (lib. 1: Ἰλλυριῶν Ἐνετούς). Trovasi come gli antichi Veneti grandemente si dilettavano di tener razze di cavalli, onde veniva addotto questo contrasegno per giudicargli discesi dagli Heneti di Paflagonia, ne’ quali simil cura indicò Omero (Il. Β.). Famosi eran però in ogni parte i lor poledri, talché Dionigi tiranno di Sicilia, che tanto si compiacque de’ giuochi equestri e del corso delle quadrighe, dalla Venezia gli traeva, e per tutta la Grecia ne durò gran tempo il pregio e la stima (Strab. lib. 5). Ch’erano eccellenti, disse anche Esichio, e gli chiamò portanticorona (στεφανοφόρους) tra gli altri. L’amor de’ cavalli, e insieme l’Asiatica o Greca origine par si riconoscano altresì dagli onori che i Veneti aveano in uso di fare a Diomede, cui sagrificavano un destrier bianco, e dal racconto delle brave giumente marcate d’un lupo, che non lasciavano uscir del paese. Tutte