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110 ricordi delle alpi.


pelli, rasa la barba, disciplinati ed acconci il barbettino alla Wandick e i mustacchi, infilato il suo camiciotto rosso, le mani conserte al seno, era di quelle attraenti figure, che rispondono alla più esatta manifestazione del tipo italiano.

L’artista innamorato del creato lo salutava per l’ultima volta.

Mi appressai dolcemente al letto senza far motto; e’ mi stese la mano, e mi si volse con riso tanto rassegnato, che non potrei descriverti con la penna.

— Che pensavi, gli chiesi, Enrico? Non rispose, e di nuovo spinse lo sguardo nella direzione di prima; distese il destro braccio e coll’indice indicava....

Io non comprendeva.

Ed egli: — A Caprera, ove giace il Leone ferito; a Nizza,... ghermita; a Roma...; e si tacque. Poi gli occhi gli si velarono.

Lo abbracciai e baciai ripetutamente, e per alcuni istanti il mio labbro non valse a profferire parola...

È notte alta: da qualche ora il labbro d’Enrico rimane muto; il respiro gli esce dal petto affannoso, e spesse goccie di sudore gli bagnano la fronte. Tuttavia il pensiero trapela dal suo sguardo, ed ei non cessa di tenere