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122 ricordi delle alpi.


della valle, al volteggiare famelico del corvo sulla palude.

E ora è il muggito del bue, spinto dal paziente vecchierello, che ti giunge all’orecchio; ora un canto argentino di voci femminili, la cui eco lascia nelle vibrazioni dell’aria un’armonia di cielo. — Vicino a quel muricciuolo il villanello dice parole d’amore alla sua bella, che sta lì fra ’l contegno e il desìo; altrove un vecchio stanco e canuto spinge il bestiame ad abbeverarsi alla fontana

Muove laggiù una brigatella di giovani tra il sale di reciproci frizzi, la sazietà di risa smaccate, la libertà di vecchi o nuovi discorsi, l’arieggiare delle note canzoni. E sotto un gruppo di giovanette a passi solleciti dà risalto con femminile astuzia alla propria natural ritrosia; le quali, sentendosi ormai su’ piedi lo stuolo romoroso de’ loro innamorati, frenate di tratto le lingue, s’apprestano agli schietti e vivaci loro saluti.

Per quel la viuzza, che s’inerpica al monte, là ove qualche casupola si perde nell’ombra de’ castani, procede passo passo un buon prete recitando il suo uffizio, amico sospirato di qualche vecchio confitto in letto, o di una povera madre macerata da incurabile morbo, o più dal dolore di abbandonare la tenera prole.