Pagina:Malombra.djvu/103

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scintille, da lampi di sdegno per parte dell'uno, da lampi d'ironia per parte dell'altra. Qualche volta scoppiavano dei mezzi temporali che lasciavano il tempo scuro di prima. Il povero Steinegge non godeva punto fra questi due litiganti; Marina trovava modo di offenderlo a ogni momento. — Signor conte — diss’egli un giorno al conte Cesare — so che ho la disgrazia di dispiacere molto alla signora marchesina. È forse la mia vecchia fisonomia che io non posso cambiare. Se la mia presenza può aumentare i vostri piccoli differenti di famiglia, ditemelo! Io vado. — Il conte gli rispose che, per ora, in casa sua ci comandava lui; che se il principe di Metternich offrisse al signor Steinegge il posto di direttore delle sue cantine di Johannisberg, si permetterebbe al detto Steinegge di partire; altrimenti, no.

Circa un anno dopo la scoperta del segreto, Marina ebbe dal libraio Dumolard, insieme a quattro o cinque novità francesi, un libro italiano. Era un racconto stampato dalla tipografia V... — Portava per titolo: Un sogno, racconto originale italiano di Lorenzo. — Possiamo aggiungere che la copia spedita a Marina e trattenuta da lei per noncuranza, era la trentesima spacciata in due mesi dalla pubblicazione.

Marina non aveva punto stima de’ libri italiani e pochissima voglia di legger questo. Se lo lesse fu per una storditaggine di Fanny che glielo portò una mattina a bordo di Saetta invece dell’Homme de neige. Giunta nella sua rada prediletta della Malombra, si accorse dell’errore, e dopo la prima dispettosa sorpresa, si rassegnò a tentar di leggere.

Il soggetto del libro è questo: — Un giovinotto spossato ed esaltato da soverchie fatiche cerebrali, ha un sogno di straordinaria vivezza nel quale egli crede vedere rappresentato sotto forme allegoriche il proprio avvenire. I fatti, interpretati da lui secondo questa convinzione, vengono confermando la prima parte del sogno. Passano