Pagina:Malombra.djvu/124

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 120 —

rideva dall’alto la esperta dama. Altre facce nuove non c’erano, perchè non poteva contarsi fra queste la trista figura del dottore, sdrucciolato, senz'invito nella sala da pranzo.

Chi aveva portato quegli ospiti al Palazzo era stato il solitario fiumicello ch’esce dal lago a ponente, fra i pioppi. Alcuni capitalisti di Milano avevano incaricato il prof. Ferrieri di recarsi a visitare l’emissario del piccolo lago di... e a studiare se ci fosse forza bastante per una grande cartiera. Il professore doveva schizzare un progetto sommario, tastare il Municipio di R... per la costruzione di un tronco di strada e fors’anche per la cessione gratuita di un fondo comunale. Egli era un ingegnere di molta fama; quattro sgorbi col suo nome avrebbero fatto piovere gli azionisti. Aveva portato con sè suo nipote avvocato per la parte legale dell’affare. Il commendatore politico e il commendatore letterato, vecchi amici del conte Cesare e dell’ingegnere, si erano accompagnati a questo per fare al Palazzo una visita promessa fino dal 1859.

Il pranzo fu eccellente e largamente inaffiato di spirito. I motti dell’onorevole deputato si urtavano con le freddure dell’uomo di lettere, con gli epigrammi incisivi dell’ingegnere professore. Il vocione del conte copriva spesso le altre voci, il tintinnìo delle posate e dei cristalli, il cozzo sguaiato dei piatti e tutto quanto. Il giovane avvocato taceva, mangiava poco, beveva acqua e guardava Marina. Steinegge e il dottore bisbigliavano insieme, scambiavano qualche rara parola con Silla. Questi, distratto, assorto in altri pensieri, tante volte non rispondeva loro nemmeno, o rispondeva a sproposito.

Marina pure era taciturna.

I due commendatori suoi vicini chiedevano aiuto alla Natura, all’Arte, al cielo e alla terra per farla parlare e non riuscivano a trarle di bocca che radi monosillabi. Però il suo viso, il suo sguardo, che non si rivolse mai