Pagina:Malombra.djvu/143

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di terrore, vide l’ombra di prima ricomparire alla cappelletta e fuggir su tra gli arbusti, mentre donna Marina chiamava invano:— Dottore! dottore! — Silla riconobbe il medico, ma non stette a pensare neppure un momento perchè si trovasse lì. Udì la chiglia della lancia strisciare indietro dalla riva e saltò alla cappelletta quando la prora, ormai silenziosa, era per uscire dalla cala e Marina, deposto il remo di cui s’era fatta puntello, stava assettandosi i guanti.

— Si fermi! — diss’egli ritto sul ciglio del macigno.

Ella die' un lieve grido e impugnò i remi.

Non era possibile lasciarla partire così. A piè del macigno la ghiaia rideva a fior d’acqua. Silla saltò, afferrò la catena della lancia. Marina diede due colpi disperati di remo, ma Saetta obbedì presto al pugno di ferro che la tratteneva.

— Bisogna udirmi, adesso! — disse il giovane.

— Lei mi dirà prima di tutto — rispose Marina fremendo — se il nobile mestiere che ha esercitato stanotte è un Suo passatempo consueto, o se Ella è ai servigi di mio zio!

— Fra che abbietta gente ha vissuto, signorina? È questa la Sua nobiltà? Allora Le giuro che la mia vale di più; e ho ben ragione di sperare che il mio nome venga ricordato ancora con onore quando non vi sarà più memoria del Suo!

Salito sopra un sasso sporgente, scoperta la maschia fronte, Silla dominava la barchetta e la donna, palpitanti dinanzi a lui.

Marina non voleva lasciarsi dominare, batteva l’acqua con un remo, rabbiosamente.

— Avanti — diss’ella — alla seconda scena. Intanto Lei fa una vigliaccheria di tenermi qui per forza.

Silla gittò la catena. — Vada — diss’egli — vada pure se ha cuore. Sappia solo che non recito una commedia, recito un oscuro dramma di cui la seconda scena Le è indifferente.