Pagina:Malombra.djvu/192

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Gli Steinegge scesero per un viottolo che gira nei prati intorno al paese, tocca il lago e risale un poco sino a raggiungere la stradicciuola del Palazzo. Intanto Marta sfogava il suo corruccio col padrone, che rispondeva mansueto: — Ho fatto male? Bene, sì, via, tacete, avete ragione. — Egli era contento della nuova amicizia e pensava che per via degli Steinegge gli si aprirebbero forse più spontaneamente le porte del Palazzo secondo il suo vivo desiderio; perchè quella casa smarrita fuor del gregge gli stava più a cuore delle altre novantanove raccolte sotto la chiesa.

Il cielo rideva ancora alle spalle degli Steinegge e li minacciava in viso. Ad una svolta del sentiero Edith si fermò a guardare indietro.

— Vedi, papà — diss’ella sorridendo — andiamo dall’idillio nella tragedia!

— Oh, no, no, non c’è tragedia:


Drauss ist alles so prächtig
Und es ist mir so wohl!


— Ancora ti ricordi le nostre canzoni, papà?

Egli si mise a cantare:


               Aennchen von Tharau hat wieder ihr Herz
               Auf mich gerichtet in Freud, und in Schmerz,
               Aennchen von Tharau, mein Reichtum, mein Gut.
               Du meine Seele, mein Fleish und mein Blut.


Cantava con gli occhi pieni di riso e di lagrime, camminando due passi avanti a Edith per non lasciarsi vedere in viso da lei. Pareva un ragazzo ubbriacato dall’aria odorosa dei prati e dalla libertà. Edith non pensò più alla tragedia, malgrado la faccia scura dei monti e qualche grosso gocciolone che cadeva sul fogliame dei pioppi presso al lago e segnava di grandi cerchi le acque tranquille. Ella fu presa dall’allegria commossa di suo padre. La piova rara e tepida, suscitando intorno ad essi una