Pagina:Malombra.djvu/235

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— Perchè ci voglio entrare con mio cugino. Lei tace, non si commuove. Non pensa quale emozione trovarsi sola, in una caverna, con lui? Ha resistito Lei al fascino di mio cugino? Due occhi che vanno al cuore. E che spirito! N’è inzuppato, poverino. Non parliamo d’eleganza. È un Watteau, mio cugino. Dev’essere tutto bianco e rosa, un impasto di coldcream, un fondant! Non le pare? Dica, non m’invidierebbe se diventassi contessa Salvador?

— Vedo che non lo diventerà — rispose Edith.

— Perchè? Conosco una persona che si sposò per odio.

— Non per disprezzo, io credo.

— Per odio e per disprezzo insieme. Son due sentimenti che si possono incontrare benissimo nel tallone acuto d’uno stivaletto. Questa persona se ne servì per fouler aux pieds con quattro colpi suo marito e parecchie altre cose odiose e spregevoli.

A Edith pareva impossibile che si avesse a tenere questo linguaggio là in alto, davanti alla innocenza solenne delle montagne. Pensò alla povera mamma sepolta lontano; se vedesse la sua figlioletta in tale compagnia, se udisse tali discorsi! Ma Edith non correva pericolo. Ella non ignorava il male, viveva sicura nella propria conscia purità. Lasciò che Marina continuasse a sua posta.

— Quest’amica mia si era innamorata di un altro. Si scandolezza?

Edith non rispose.

— Via, non facciamo come se ci fosse qui il signor papà o il signor zio o un qualunque signore in calzoni. Quanti anni ha, Lei?

— Venti.

— Dunque! Deve ben sapere quello che succede nel mondo. Taccia, mi lasci dire. Non credo a certi candori. Dunque l’amica mia aveva un amante e volle, il perchè non importa, volle arrivare ad esso passando col suo stivaletto acuto sopra un marito spregevole, sopra una