Pagina:Malombra.djvu/237

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le signorine precedute dal Rico, si alzò in piedi e scordandosi per un momento di essere gentiluomo, gridò prima di salutare, al ragazzo:

— Perchè non mi hai aspettato, imbecille?

— Pare che avesse ragione di non aspettare — osservò Marina freddamente.

— Voi siete molto cattiva con me — rispose Nepo a mezza voce.

Marina non parve gradire quel tono intimo, pieno d’allusioni, e disse asciutta asciutta:

— Quanto c’è di qui all’Orrido?

— È subito qui— mormorò il Rico fra i denti.

— Cielo clemente, un’eternità c’è! — gemette Nepo. — Non è stata un’idea molto felice quella di farci arrampicare fin quassù. Il commendator Vezza e il commendator Finotti sono mezzi morti. Io sono un grandissimo camminatore e mi ricordo d’esser salito a piedi, quand’ero studente, da Torreggia al convento di Rua, negli Euganei, che non è piccola bagatella; ma qui non so, è un camminare diverso: si fa meno strada e più fatica. Cosa volete che vi dica? Da noi anche i monti hanno più creanza.

Approfittò d’un momento ch’Edith era uscita di strada per cogliere un ciclamino e disse a Marina non senza un dispettoso lagno nella voce e nel volto:

— E la vostra risposta?

— Presto — diss’ella.

— Quando?

— Venite nell’Orrido con me.

Nepo non parve contento, ma non potè chiedere spiegazioni, perchè Marina aveva preso il braccio di Edith e a lui appena bastava la lena di tener loro dietro.

I commendatori e il Ferrieri erano seduti presso la porta dell’osteria di C... sopra una pancaccia addossata al muro, e parlavano ad un vecchio calvo, scamiciato,