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CAPITOLO PRIMO.


In Aprile.


— Il cane è fedele.

Der Hund treu ist.

— Oh no, treu ist, fff, caro Silla, questo è un grande sproposito. Se io dico dass der Napoleon kein treuer Hund ist, questo è molto bene anche in grammatica. Egli vuole il Reno, der Kerl! Avete fuoco?

— Sì, ma lasciate stare la politica.

— Oh — rispose Steinegge allungando il collo e porgendo il mento sino a posar il sigaro sul fiammifero acceso che Silla gli tendeva — ooh... — Tirò quattro o cinque frettolose boccate di fumo. — Io non parlavo per voi italiani — diss’egli. — Der Hund ist treu.

Silla prese la penna e scrisse.

Erano seduti uno in faccia all’altro ad una tavola quadrata d’abete, onestamente solida, senza tappeto nè vernice. Steinegge si teneva aperta dinanzi una vecchia grammatica scucita, sciupata, tutta sgorbi e disegni grotteschi. Silla aveva un calamaio e dei fogli.

— Che vi pare di quella grammatica? — disse questi scrivendo.

Steinegge voltò e rivoltò il libro con un sorriso malizioso. — Io non so — diss’egli — se posso domandare quanto costa.

— Quarantacinque centesimi.

— Ah! quarantacinque centesimi. Questi sono cinque sigari. Molto. Basterebbero dieci giorni per me. Il bue è malato, caro amico.


Malombra. 18