Pagina:Malombra.djvu/335

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Ella si commoveva, il suo petto, le spalle si sollevavano, tradivano un flutto interno. Alla ripresa della melodia mormorò:

— Questo lo fa bene.

Infatti M... eseguiva la variazione del trillo perfettamente. Pareva un tremito melodioso di due ali prigioniere, folli di dolore.

— Non sta a Milano — riprese Giulia, tranquillissima, quando ricominciò più furiosa che mai la tempesta degli accordi. — Oh, sta in una cornice romantica. Si figuri un laghetto perduto tra le montagne, un castello nero nero seduto sulla riva verde, un castellano nerissimo, insomma un’occhiata di Scozia. Io non ci sono stata, sa, ma me lo figuro così. Ci devono essere dei grandi cipressi. D’un solitario poi! Il lago è impossibile, senza ville tranne questa. Se non fa lui un po’ di causerie quando c’è vento, silenzio profondo sempre sempre. La mia amica ha una barchettina e gira sola, magari la notte, come una dea selvaggia. Sa, un magnifico posto per un capriccio, per passarvi un quindici giorni in buona compagnia, dormant peu, rêvant beaucoup, leggendo qualche libro amico, dolce e tranquillo, erborizzando sulle montagne, facendo musica la sera, sul lago; non di questa, però! Povera Sonnambula, che eccidio, quel Thalberg! Ma lei, la mia amica, ci fu relegata sola, con uno zio tiranno...

Giulia balzò in piedi, interrompendosi, e corse nell’altra sala, mentre M... rosso, sudato, coi capelli cadenti sugli occhi, schiacciava gli ultimi accordi. Ella battè, piano, le mani.

— Perfetto — disse.

Vi fu qualche altro sommesso applauso e molti «benissimo» detti più o meno forte secondo la riconosciuta autorità del giudice. Quelli che non capivano affatto si sussurravano fra loro:

— Benissimo, eh.