Pagina:Malombra.djvu/367

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nell’ala destra del palazzo, questa persona... — (il frate alzò la voce ed aggrottò le sopracciglia) — molto più se indisposta, deve avere udito, deve sapere qualche cosa. Consiglio loro signori di interrogarla bene.

— Io ho l’onore di assicurarla, padre — disse Nepo acceso in volto, parlando ex cathedra, — che s’Ella intende con tali parole insinuare sospetti poco leciti e niente affatto convenienti a carico di una dama che sta per appartenermi strettamente, Ella s’inganna a partito e offende le stesse persone alle quali parla.

— Lei non sa quello che si dice, mio caro Signore — rispose il frate, a voce bassa e con forzata calma — non sa che io sono avezzo a cercare la verità, magari frugando con il coltello nelle carni e nelle ossa della gente, tanto d’una gran dama, quanto d’un facchino, colla stessa freddezza. Taglio e squarcio per trovarla e la trovo quasi sempre, sa, impassibile come un Dio; poco m’importa, mentre cerco, che mi scongiurino o che mi bestemmino. E Lei pretende ch’io mi guardi dall’accennare anche da lontano a quello che può essere il vero, per non offendere una signora, i suoi parenti e i suoi amici, quando sono convinto che c’è di mezzo l'interesse di un ammalato che assisto? Ma lei mi fa ridere, per Dio! Del resto, adesso, loro signori conoscono i fatti. Si ricordino che se l’ammalato si ricupera, una nuova emozione simile alla passata lo ucciderà sul colpo. Il padre Tosi ha fatto il suo dovere e se ne va.

Egli si alzò e guardò l’orologio. Il suo legnetto doveva già trovarsi sulla strada provinciale, allo sbocco del viottolo del Palazzo.

— S’intende — disse l’avvocato — che il padre non farà parola fuori di qui...

— È il primo consiglio di questo genere che mi si dà — rispose il frate — e non lo ricevo. Buona sera a Lor signori.

— Chi lo paga? — sussurrò il Mirovich a Nepo dopo che quegli fu uscito.