Pagina:Malombra.djvu/426

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 422 —


Egli tornò dov’era prima e tacque, guardando Silla che non si muoveva.

— Io non so — diss’egli. — Io non credo aver meritato questo.

Nessuna risposta.

— Questo è amaro, signor Silla, di venire come amico ed essere accolto così! Io voleva solamente dirvi che io avrei preferito non vedervi più mai qui; anche adesso io vorrei piuttosto vedere una buona onesta bocca di fucile sul Vostro petto, per Dio! Ero venuto per dire a Voi questo e altre cose, ma poichè Voi non volete ascoltarmi, io vado. Addio. — S’incamminò per uscire. Allora Silla, senza voltare il capo, gli disse freddamente:

— Dica a Sua figlia che ho tenuto parola e son caduto a fondo.

— A mia figlia! Questo?

— Sì, e adesso vada. Vada, vada via! — ripetè Silla con passione improvvisa perchè Steinegge, sorpreso, tornava verso di lui. Questi piegò il capo in atto di rassegnazione e se n’andò.

Due lanterne, un corteo silenzioso attraversano il cortile. Subito dopo il commendatore viene ad avvertire Silla che i Salvador sono andati ad aspettar la carrozza in casa del giardiniere, e che, s’egli desidera, può comunicargli una disposizione del conte che lo riguarda.

L’uscio si chiuse dietro a loro, la loggia rimase vuota.