Pagina:Manuale di economia politica con una introduzione alla scienza sociale.djvu/15

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[§ 3-5] principii generali 5

fare ricchi popolo e sovrano». Sarebbe quindi interamente il primo modo di ragionare dell’argomento; fortunatamente lo Smith si distacca dalla definizione data ed usa in gran parte il terzo modo.

John Stuart Mill dice che «gli economisti vogliono ricercare ed insegnare l’indole della ricchezza e le leggi della sua produzione e della sua distribuzione». Con tale definizione si tiene il terzo modo; ma il Mill spesso si accosta al secondo e predica in pro dei poveri.

Paul Leroy Beaulieu dice di essere tornato al metodo di Adam Smith; egli è anche tornato più in su, e nel suo trattato tiene spesso il primo modo e alcune volte anche il secondo; del terzo poco usa.

4. Le azioni umane presentano uniformità, ed è solo mercè tale loro proprietà che possono essere oggetto di uno studio scientifico. Queste uniformità hanno pure un altro nome, e si dicono leggi.

5. Chi studia qualche scienza sociale, afferma alcunchè circa gli effetti di un dato provvedimento economico, sociale, o politico, ammette implicitamente l’esistenza di quelle uniformità, poichè altrimenti il suo studio non avrebbe oggetto, le sue affermazioni non avrebbero fondamento. Se non ci fossero uniformità non si potrebbe fare, con qualche approssimazione, il bilancio preventivo di uno Stato, di un Comune e nemmeno di una modesta società industriale.

Ci sono autori che negano la esistenza di uniformità (leggi) economiche e che vogliono scrivere la storia economica di un popolo. Costoro cadono in un’amena contraddizione. Per fare la scelta dei fatti accaduti in un dato tempo e sceverare quelli che si vogliono rammentare da quelli che si trascurano