Pagina:Manuale di economia politica con una introduzione alla scienza sociale.djvu/167

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[§ 37-38] conc. gen. dell’equil. econ. 157

rebbe da considerarli per nessuna materia, ove di ognuna fosse fissata la quantità che ciascun uomo deve consumare all’anno. Se così fosse in pratica, sarebbe stato superfluo sprecare tempo per ricercare la teoria dei gusti. Ma basta l’osservazione più volgare per vedere che, invece, nel concreto, ciò non accade. Anche quando sono imposti certi legami, come, ad esempio, quando lo Stato, avendo il monopolio d’una merce, ne fissa il prezzo, oppure pone certi ostacoli alla produzione, alla vendita, al libero transito, ecc., non perciò è assolutamente vietato all’individuo di muoversi secondo i propri gusti, entro certi confini. Quindi ognuno ha sempre da risolvere problemi per fissare i consumi secondo i propri gusti; il povero si porrà il quesito se gli conviene meglio di comperare un poco di salame o un poco di vino; il ricco ricercherà se gli piace più di comperare un automobile o un gioiello; ma tutti, dal più al meno, risolvono problemi di quel genere. Da ciò nasce la necessità di considerare la teoria astratta corrispondente a quei fatti concreti.

38. Vogliamo provare di spiegare, senza fare uso dei simboli algebrici, i risultamenti ai quali giunge l’economia matematica. Perciò porremo quei simboli esclusivamente nell’appendice, ed il lettore potrà leggere il solo testo e lasciare da parte l’appendice. Basta solo che tenga presente alcuni principii, dei quali il principale, per ora, è il seguente. Le condizioni di un problema vengono algebricamente tradotte da equazioni. Queste contengono quantità cognite e quantità incognite. Per determinare un certo numero di incognite occorre un numero eguale di condizioni (equazioni) distinte, cioè tali che una di esse non sia conseguenza delle