Pagina:Manzoni.djvu/10

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8 proemio del libro

trei, non dovrei poterlo fare, se prima non avessi fatto promessa a me medesimo di seguire docilmente i principii di quella filosofia letteraria che ammiro sovra ogni altra. E, pur troppo, per quanto sia grande in me il desiderio, sento povere le forze ed insufficienti all’uopo; e ripeto, pieno di confusione e di sincerità, il domine, non sum dignus.

Ma io prevedo, pur troppo, a questo punto il moto impaziente di alcuni lettori, i quali prima di proseguire avranno già sentenziato presso a poco così: «Abbiamo capito, l’Autore ci promette un panegirico, invece d’uno studio critico; invece d’un Manzoni diminuito e fatto minutamente, come ora si deve, in pezzi, avremo un Manzoni altissimo, iperbolico, messo sugli altari ed idealeggiato, per edificazione de’ buoni.» Chi ha di tali impazienze non legga più oltre. Io voglio sì, io spero provare come il Manzoni fu grande, com’egli è stato, e sarà forse ancora per molto tempo, il massimo de’ nostri scrittori; ma chi teme una tale dimostrazione, chi non la permette, chiuda il libro; chè, in verità, io non lo scrivo con la speranza

    tera perchè arrivi a tempo, come desidero ardentemente, e mi rassegno

    » Milano, 7 novembre 1859.


    » Dov.mo obbl.mo

    » Alessandro Manzoni. »

    Ricevuta questa lettera stimammo debito nostro, per rispetto alla volontà del Manzoni, rinunciare tosto al primo titolo desiderato di Alessandro Manzoni, e ne sostituimmo perciò un altro che, nel nostro pensiero, doveva riuscire equivalente. Il nuovo giornale s’intitolò per tanto: La Letteratura civile; ebbe, tuttavia, la vita solita de’ giornali compilati da studenti.