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158 il manzoni poeta drammatico.

di Carmagnola. In ogni modo, nelle parole della tragedia che s’intitola dal Conte di Carmagnola, più che i

    è realmente, di vedere più che si può in noi e nel nostro destino su questa terra. Di questi due generi d’interesse io credo che il più profondo, ed il più utile ad eccitarsi, sia il secondo; credo che si possano anche riunire in un’azione e in un personaggio, purchè si trovino uniti spesso nel fatto, e tengo poi fermamente che sia metodo vizioso quello di trasportare negli avvenimenti la perfezione che non è che nell’idea, e che quando sia rappresentata in idea è veramente poetica e morale. — Voi vedete che ho voluto tentare di conservare entrambi questi mezzi di commozione e di riflessione, impiegandone uno nella tragedia e l’altro nel Coro. — A persuadermi di non aver riuscito ci vuol poco, perchè sento anch’io quanto l’esecuzione sia lontana dall’idea: ma a provarmi la falsità dell’idea sarebbero necessarie molte ragioni, che spero di non sentire da voi, perchè amo credere che penserete in questo com’io. — Ben inteso che voi supplirete a questi cenni confusi e scritti alla sciamannata. La carta mi manca, e quel che è peggio il tempo. Non voglio ritardare a domani questa lettera per ridurla in più ragionevole figura intrinseca ed estrinseca. — Dacchè ho perduta la speranza di divenire un giorno Accademico della Crusca, mi sono lasciato andare agli eccessi i più straordinarii della licenza: il peggio si è che la più parte di queste mie ciarle peccano contro il senso, ma a questo supplirà il vostro e a tutto l’indulgente vostra amicizia. Vorrei arrabbiarmi contro Torti che non mi scrive, ma con che diritto? Non tocca a me di negare i privilegi della pigrizia; ma se voi lo spingete, chi sa che non sia generoso! Ricordatemi alla Domenica e al Venerdì, ringraziate Mario dei cari saluti che gli rendo ben cordialmente. Alla degnissima vostra famiglia poi presentate l’espressioni della mia stima e della riconoscente mia amicizia coi più affettuosi complimenti di mia madre, di Enrichetta e di Giulietta. Chi sa che il signor Castillia non mi porti qualche altra vostra lettera! Questo pensiero mi tiene allegro. Scriverò al Canonico fra pochi giorni; intanto vi prego di fargli i miei più teneri e rispettosi saluti. E voi accogliete le assicurazioni della profonda stima e della inalterabile affezione del vostro

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